martedì 6 novembre 2012

L'angolo della CULtura: Zombie


Nella puntata di oggi analizzeremo gli zombie

Il ché non vuol dire che avremo rapporti sodomiti con cadaveri putrefatti rianimati. La parola zombie come i più potrebbero essere indotti a pensare dall’assonanza, non deriva dal romanesco. “Andare a fare du zombi” ma ha un altro significato. Che può pure coincidere nel caso si parli di una festa in maschera di halloween ma è un caso limite. La parola Zombie deriva dal Bantu che è la lingua di Haiti. Comunque lo zombie è un morto rianimato attraverso un rito che compie uno stregone voodoo. In pratica questi imprigiona l’anima del morto per liberarla successivamente nel cadavere e , in questo modo, rianimarlo. Funziona anche con la puzza delle mie ascelle, a volte. Ma siccome adesso sono fidanzato e devo rimanere pulito, ho perso questo potere. Gli zombie non sono quindi temuti come minaccia ma piuttosto come condizione, in quanto il morto diventa schiavo dello stregone ed è costretto a fare cose orribili per lui, tipo andare con la fidanzata a vedere cose pallose come l’opera lirica o i film di Twilight.

Grazie al regista George Romero gli zombie hanno assurto nell’immaginario collettivo al ruolo di minaccia come non morti affamati di cervelli umani estremamente aggressivi . Nei film di Romero l’etiopatogenesi è riconducibile a  un virus che si diffonde per via orale, tipo l’erpes. In altri racconti la causa è pan spermatica, ovvero aliena, tipo meteorite che si scatafascia sulla terra contagiando il primo ignaro passante con l’espressione da semplice che vaga per di lì.
A pensarci bene potrebbe essere questa la causa dell’estinzione dei dinosauri…

Cielo, tutto ha un senso!

L’unico modo per eliminare gli zombie è quello di danneggiare irreparabilmente il loro cervello. Questo spiega perché le bionde non diventano mai zombie. E se le bionde vi dicono che hanno un cervello rispondete che hanno la sindrome dell’arto fantasma.

Gli zombie sono creature generalmente lente e poco intelligenti, tipo certi calciatori a fine carriera e difendersi da loro non è un’impresa così proibitiva come si pensa. L’importante è non comportarsi come la classica teenager tettona dei film horror: urlare istericamente o fare pompini nel bosco al proprio fidanzato quando di fianco hai un cimitero, oppure rassicurare gli amici dicendo di non preoccuparsi che tanto saranno tranquillamente di ritorno senza problemi (nel qual caso si finisce di solito impalati o tagliati in due nel tempo di un amen).

Max Brooks ha scritto un manuale di sopravvivenza (denominato: manuale di sopravvivenza agli zombie) spiegando esattamente come comportarsi in caso di attacco, come muoversi, dove andare, cosa usare come arma et cetera. Essendo  figlio di Mel Brooks, quel Mel Brooks, pensavo che si trattasse di una marea di cazzate messe in fila l’una dietro l’altra. Invece è un manuale serio, più serio sicuramente di un libro di cucina della Parodi.

Per concludere, esistono, inoltre, anche zombie eterodossi, ad esempio zombie veloci (come nel film 28 giorni dopo) o dotati di intelligenza. Nel tal caso sono cazzi vostri.

Nella prossima puntata parleremo del film Highlander con Christopher Lambert.

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